Chi sono e quali sono le mie passioni.

L’attività curatoriale è un processo che comporta entusiasmi e delusioni. Ha il potere di trasmettere significato, suggestionare la memoria, cambiare la vita.

“In ciascun momento della vita si è ciò che si sta per essere, oltre a ciò che si è già stati.

L’arte è simbolica perché tutto un simbolo è l’uomo”. Oscar Wilde

Mi Presento

Mi chiamo Cristina e sono romana di nascita, prima fiorentina e poi veneziana d’adozione.

Roma, Firenze e Venezia sono parte di me almeno quanto idrogeno, ossigeno e carbonio. Il Salento, la Ciociaria e la Sicilia invece – per continuare col paragone degli elementi che compongono la massa corporea umana – almeno quanto azoto, calcio e fosforo.

Sono cresciuta a pane, Oscar Wilde, Tolkien e Conan Doyle, prima di entrare in connessione profonda con l’arte degli impressionisti – il mio primo amore in senso propriamente estatico, oltre che estetico.

Trovo in loro l’esatto compimento di quello che Oscar Wilde scrisse, nella sua celebre opera intitolata De Profundis – di una bellezza sconcertante – a proposito della figura del pittore. Ovvero, che per questa categoria di artisti figurativi il mondo è una una festa di colori.

La passione per l’arte la devo ai miei genitori. In particolare a mia madre, che da quando ero una scricciola mi portava per mano a visitare i grandi musei, le mostre permanenti e temporanee ospitate nella capitale e nelle principali città culturali del centro-sud Italia.

Uno dei ricordi che custodisco più gelosamente è proprio quello di un frammento di immagine di me bambina davanti a due immense – per dimensione e levatura artistica – opere di Henri Matisse: La stanza rossa e La danza. Questi due quadri fanno parte di una raccolta di capolavori provenienti dal museo Hermitage di San Pietroburgo, ospitati in quei giorni temporaneamente alle scuderie del Quirinale. Era il lontano 1999 e io avevo appena una dozzina d’anni.

Brividi.

Successivamente, gironzolando per l’Europa mi sono imbattuta casualmente nel Nouveau Réalisme – a Parigi, Centre Pompideau per la precisione. Fatta! Da quel momento tutto è cambiato e niente è stato più come prima.

Amore. Follia.

La mia attività curatoriale

La produzione culturale svolge un ruolo di avanguardia nel processo di comprensione del mondo. Credo sia opportuno riconsiderare i nostri riferimenti in termini culturali ed estetici.

Tre sono i concetti per comprendere il mio modello di curatela artistica.

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Partecipazione

Un pubblico partecipe elimina il gap tra produttore e audience, perché è libero di aggiungere qualcosa alla narrazione.

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Tempo

Accettando la relatività del tempo, abbraccio l’idea che la vita non è tanto quello che sono, ma ciò che diventerò. 

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Interdipendenza

Creo progetti interdipendenti che riguardano pubblico, artisti, opere e media usando una varietà di metodologie.

Home Office e Smart Working

Un approccio fruttuoso è espandere i confini dell’arte, introducendo un altro sistema. Si tratta di forzare le barriere al di là delle comfort zone. Il 2020 è stato appunto questo per me, un anno che ha messo a dura prova la mia resilienza, ma che mi ha soprattutto permesso di ricostruirmi partendo proprio da me stessa e dalla mia casa.

Anni

Progetti

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